Gnash

  • flag Gnoll dei Monti Blu
  • person PC
  • Marco
Public Background
Figlio dello gnoll più grosso e feroce di un temuto clan della Piana, Gnash non si era mai trovato a suo agio fra i suoi simili. 
"Tu non sei come noi," gli diceva l'anziana, "ma dovresti cercare di diventarlo, invece di blaterare di avventure e luoghi lontani. Non c'è niente lì fuori, è la tribù che conta!"
Gnash non la pensava così, e un giorno vagabondò con una banda di goblin spingendosi troppo lontano, fino ad una grotta misteriosa al confine con il Nord. Lì trovò un formidabile tesoro, ma anche un grosso drago rosso che incenerì con un soffio tutti i suoi compagni, lasciandogli metà del volto deturpata dalle fiamme. 
Cacciato a pedate dal clan, lo gnoll si ritrovò completamente solo. Incidentalmente, però, l'incontro con il drago lo portò a sviluppare tratti draconici: prima il soffio, poi le scaglie, che ricoprirono completamente le ustioni, e infine anche le ali. L'utilizzo di questi poteri gli permise di sopravvivere, di trovarsi del buon equipaggiamento (tra cui il leggendario spadone Flagello dei Draghi o, come lo chiamava lui, "Drakkergezzel") e persino di iniziarsi alla Via della Voce; purtroppo tutto ciò mise sulle sue tracce diversi cacciatori di taglie, per difendersi dai quali la iena si unì ad un gruppo di strambi viaggiatori provenienti dal Deserto Rosso. 
Con Francis, Gereon e gli altri, Gnash attraversò il Nord, sconfiggendo elementali, orchi e anche un gigantesco drago blu, dalla cui anima apprese il potere di evocare tempeste di fulmini. Alla fine raggiunsero un'antica Karack nanica abbandonata, e grazie al vecchio fabbro Dorfin riuscirono ad arginare l'infestazione di rattoidi e demoni, e a sigillare il portale aperto nella montagna verso i piani inferiori. Nella battaglia si sacrificarono in tanti: Lothar, il misterioso inquisitore intrappolato nello scettro di Francis, Sigfried, il possente guerriero sacro che li aveva accompagnati nelle ultime fasi del viaggio, e soprattutto Sigmar, il profeta che avevano cercato per tutto il tempo.
Prima di morire, però, Sigmar aveva rivelato al gruppo un'importante verità: un'antica battaglia tra Ordine e Chaos era stata vinta, in tempi antichi, dalla prima di queste due forze, ma solo a seguito della discesa, su Chronos, di potenti entità dell'Empireo, che al ripetersi di un nuovo armageddon non avrebbero aiutato gli uomini una seconda volta. Spetterà a questi ultimi, dunque, unirsi per resistere al disordine, e da quest'unione potrà derivare un grande potere, un potere magico capace di contrastare la magia arcana dei cristalli, caotici per definizione e contenenti anime di uomini morti in preda al Chaos stesso. E spetterà invece ai nostri eroi passare questo messaggio e riunire tutti i popoli sotto un'unica bandiera, in vista dello scontro finale.
Gnash trasse una conclusione semplice, l'unica possibile ai suoi occhi: dovevano conquistare il mondo. E non era il solo a pensarlo... Mentre il resto del gruppo si riorganizzava, gli elfi scuri penetrarono la piana, e lo gnoll riunì sotto di sé i sopravvissuti, assieme ad una marmaglia di esseri singolari e sgangherati. Nel frattempo i suoi poteri erano cambiati: non era più in grado di attingere al potere dei draghi, non essendo più una creatura essenzialmente caotica, ma aveva sviluppato una forte leadership, unita ad una versione primordiale della magia dell'ordine profetizzata da Sigmar, che lo rendeva rapido e letale quando combatteva a fianco ai suoi amici. Ma il Pelago rifiutò qualunque contatto con la sua improbabile Orda, e Gnash si rivolse ai suoi vecchi compagni per intraprendere un viaggio in Oriente: se non poteva collaborare con la prima potenza mondiale, avrebbe tentato con la seconda, l'Impero di Giada. 
Mollò quindi tutto, lasciando il comando dell'Orda al cugino Karg Schiacciapalle, e si imbarcò per l'Est portandosi dietro solo pochi tirapiedi, tra cui il vecchio chierico Fred, la goblin matta Ollie, la iena Sig (che lo aveva aiutato a liberarsi di un paio di vecchie conoscenze, i barbari Rhogar e Theon) e il tenebroso quanto vigliacco fuciliere Geist, alter ego del burocrate pelagiano Galvan Augustin. Il gruppo però aveva altri piani e lo trascinò in una serie di avventure tra Karthai e Almar con cui la iena aveva ben poco a che vedere. Ad un certo punto sembrò che la fortuna gli avesse finalmente sorriso, in quanto l'esercito almariano era rocambolescamente finito sotto il suo comando, ma l'arrivo dell'artiglieria pesante pelagiana cambiò le carte in tavola. Le forze di Gnash, assieme ai mezzuomini del bardo Milo e ai pirati da lui assoldati, riuscirono a resistere ai Ghileiani di Horace Cavendish, ma quest'ultimo non accettò la sconfitta, ed attivò un potente ordigno a cristalli che finì per spazzar via la sua stessa flotta, assieme a tutta la vita marina nel raggio di molte miglia e anche a parte della stessa Almar. Fu un massacro atroce, in cui perse la vita anche Geist. Gnash, sopraffatto dal dolore, si lasciò dominare dal Chaos e tornò a manifestare la sua forma draconica. Milo, miracolosamente, riuscì a dissuaderlo dal trasformare in carne da macello i sopravvissuti allo scontro, ma lo gnoll era oramai troppo scosso, e prese il volo verso il mare tra i detriti delle navi del Pelago. 
Mentre vagava per l'Impero di Giada alla ricerca del sé stesso di un tempo, di un nuovo scopo, e di qualcuno o qualcosa in grado di placare la sua terribile frustrazione, il druido Atlas lo trovò rintanato in un vulcano immensamente corrotto dal Chaos, che attraverso lo gnoll stava pervadendo l'intera regione. Lì i due si affrontarono e, nel corso dello scontro, Atlas riuscì a farlo tornare in sé. Gnash passò alcune settimane in ritiro spirituale nel Deserto Rosso, dove imparò (più o meno) a combinare i suoi poteri dell'Ordine con quelli caotici. Poi si lasciò guidare dall'istinto, che lo condusse da Milo, nel Karthai, e con il suo vecchio amico partì per compiere una volta per tutte la missione originaria: impossessarsi del Trono di Giada. Non andò esattamente come previsto.

A Geri Gnash ritrovò la sua banda, che si era unita ai missionari di Christine, discepola di Sorella Sara. Questi ultimi lo accompagnarono verso la capitale, Nuova Lisia, messa in quarantena per via di un'epidemia. Poiché i locali attribuivano quest'ultima all'arrivo dei pelagiani, l'accesso gli fu negato (anche per via della presenza di una misteriosa spia, per l'appunto pelagiana, che li aveva seguiti lungo il tragitto). Tuttavia il gruppo riuscì a infiltrarsi e, girovagando tra bettole e bordelli, a scoprire che la peste era in realtà legata a un complesso intrigo dinastico in cui giocavano un ruolo gli Asari, gli Scorticatori Mentali e il misterioso Hikaru. Capirono subito che la fine della piaga avrebbe rappresentato l'occasione perfetta per piazzare sul trono Yan Mo, uno spiritista giadese che seguiva Milo da molto tempo e di cui Gnash era disposto a divenire il luogotenente. Perciò partirono per Kokura, la città fantasma distrutta tempo prima da un ordigno a cristalli simile a quello della battaglia di Almar, dove Hikaru aveva creato un enorme tempio sotterraneo in cui autocelebrava una versione perversa della storia che girava attorno alla sua figura, conosciuta per millenni attraverso molteplici identità. Gnash non riusciva a capire come mai un individuo del genere, considerato un semidio e da sempre interessato all'ascensione verso piani superiori, si fosse immischiato in una faccenda del genere, fin quando non se lo trovò davanti e non ascoltò il suo discorso intimidatorio. Improvvisamente, mentre gli altri abbassavano lo sguardo, Hikaru gli apparve per quel che era realmente: un truffatore disperato, sopravvissuto alla vecchiaia grazie alla fede in lui instillata con l'inganno, generazione dopo generazione, e ai numerosi poteri occulti cui aveva attinto per compensare la sua debolezza. Si mise a ridere in modo animalesco, e partì con i suoi amici all'attacco. Fu una battaglia terribile...
Gli scorticatori furono abbattuti, ma solo al prezzo della vita di Milo e Arashi, sacrificatisi per chiudere il portale aperto verso un Empireo ormai traboccante di demoni. 
Distrutto per l'ennesima perdita, Gnash scatenò il suo potere caotico su Hikaru, riducendolo in fin di vita. Lo aveva in pugno, e avrebbe potuto facilmente ucciderlo, ma questa volta, anche grazie ad un ultimo messaggio rassicurante inviatogli da Milo prima di morire, riuscì a controllarsi. "Non sei degno della mia spada", gli disse, e lo tramortì con un pugno, per poi consegnarlo prigioniero ai pelagiani in cambio di una revisione degli accordi di pace. Pochi giorni dopo, la peste era finita, Yan Mo era sul trono, e Gnash a capo delle truppe imperiali.

C'erano ancora tanti compagni sparsi per il mondo, però, e forse era il caso di riportarli a casa.