Lothar

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  • Marco
Public Background

Nasce nel Nuhrland, all'incirca 35 anni fa. Piccolo paese, famiglia molto benestante, seppur non nobile. Fin da piccolo manifesta un fervore religioso non comune e molto malvisto dal resto della sua famiglia, che è al contrario molto liberale e con la quale entra presto in rotta. Dopo aver creato scompiglio nella provincia, da ragazzino, fondando una setta estremista di "purificatori della fede" con alcuni compagni di gioco, convince i genitori a mandarlo a studiare nel Pelago. Ottiene da subito ottimi risultati, ma appena prima dalla conclusione del corso di legge decide di arruolarsi nel Martello d'Argento, seguendo la sua vocazione. Tra il notevole carisma e la temibile mira con la balestra, con la quale si allenava da quando era bambino, si distingue subito nella sua divisione e ne scala velocemente i ranghi. Con il supporto dei suoi superiori, che quasi temono la sua inflessibilità, fa domanda per diventare inquisitore a soli 30 anni e viene accettato a condizione di completare gli studi di legge e teologia (che non rappresentano un ostacolo) e di sottoporsi ad un periodo di prova.

Durante quest'ultimo, però, si ritrova a conoscenza di informazioni delicate riguardanti uno scandalo sul commercio clandestino di cristalli, in cui sono coinvolte molte alte cariche del Pelago; tra questi, c'è anche suo fratello maggiore Wilfred, ma la cosa non sembra affatto scoraggiare il suo proposito di indagare a fondo e smascherare i colpevoli (ciò non per ambizione, ma esclusivamente per calmare la sua sete di giustizia). Egli diventa, di conseguenza, un personaggio molto scomodo, e un nutrito gruppo di leader degli inquisitori, il grosso dei quali era più che corrotto, riesce a ottenere dal Giudice Supremo un mandato di esilio nei suoi confronti. Appena prima che questo possa essere messo in pratica, però, Lothar riesce a diffondere le prove dell'esistenza del sistema criminale: per evitare una crisi di credibilità, Wilfred Augustin e altri due ricchi funzionari del Nuhrland vengono arrestati, etichettati come arrampicatori sociali e portatori di malaffare, ed il loro esilio fa da capro espiatorio, così da permettere al governo di mettere a tacere l'opinione pubblica.

Costretti a lodare Lothar anziché toglierlo di mezzo, i vertici non possono far altro che nominarlo Inquisitore. D'altra parte, per loro fortuna, in questo modo possono controllarne gli incarichi e tenerlo lontano dal Pelago, almeno per qualche anno. Di conseguenza egli viene rispedito nella sua terra d'origine a gestire un caso di stregoneria in una cittadina isolata e malfamata, caso che diventerà tristemente noto per la sua conclusione, ovvero la condanna di una bambina di appena sette anni  una spietata repressione di tutti i comportamenti da lui considerati anti-governativi, sia quelli di ribellione all'Inquisizione, sia quelli di odio e violenza contro le streghe, ben oltre i dettami religiosi. [storyline di Kuu]

Quando lascia la città, nessuno è pienamente convinto del suo operato, nemmeno lui stesso.  Esiliare la bimba, però, sperando di poter celebrare un nuovo processo prima dell'arrivo nel Deserto Rosso dove era stato spedito (ennesimo vano tentativo di liberarsi di lui), era l'unico modo per rispettare le regole ed evitare al contempo che il borgo, e con esso il borgomastro, che tanto lo aveva assistito, sprofondasse nel caos.

Queste regole, la legge divina e quella degli uomini che da essa deriva, sono del resto sempre state, per Lothar, l'unica Stella Polare. Egli è senza dubbio un fanatico estremista, e come tale è stato sempre giustamente trattato, ma gli va almeno riconosciuto che il suo irreprensibile (per quanto folle) bisogno di giustizia a tutti i costi gli ha per lo meno evitato di farsi travolgere dal marcio che lo ha circondato per tutta la sua carriera. Se questo autocontrollo persisterà nonostante i rigori e, probabilmente, le atrocità che dovrà affrontare nel Deserto, è però tutto da dimostrare.