Lucian

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Public Background
Pillow Talk
"Pillow talk is the relaxed, intimate conversation that often occurs between two sexual partners after sexual activity, usually accompanied by cuddling, caresses, kissing and other physical intimacy. It is associated with honesty, sexual afterglow, and bonding, and is distinguished from dirty talk which usually forms part of foreplay."

Così si dice in Ghilea, pare. Potevo scrivere un diario del seduttore... Ma non ho nulla da dimostrare.

Brigitta Von Carstein
- E così è questo, l'uomo che sta facendo impazzire tutto il nobiliato di Drakenhoff. Beh, non è male. Non come me l'avevano descritto, ma comunque niente male.
Non ha neanche finito di ansimare che già ricomincia con quella vocina petulante. Devo imparare a dire di no, la prossima volta.
- Cosa ti avevano detto, esattamente? Che ero un angelo con le mani di un diavolo? Un uomo con la dotazione di un drago? Ho sentito che si varia tra queste due immagini a seconda della fonte del pettegolezzo...
Si mette a ridere, l'oca. Pardon, la nobil-oca.
- Anche di peggio, fidati. Ma non ho creduto a una sola parola.
- Però sei qui.
- Volevo vedere e giudicare con i miei occhi.
Si avvicina pericolosamente.
- E?
- E ti ho apprezzato al di là del sesso, Lucian. Perciò ascoltami: sei un vampiro giovane, accetta il mio consiglio e fatti proteggere dalla mia famiglia. Potresti diventare grande con noi, e potente.
- Puoi andare, Brigitta. Non ho bisogno di niente e di nessuno, men che meno di tua zia. E anche tu non hai bisogno di me. Ti basta vendere un anello, per farti un harem.
Sospira.
- Certe cose non si possono comprare, però.
Ci guardiamo, scrolliamo le spalle, e ci scambiamo un mezzo sorriso.
Improvvisamente, mi torna alla mente che, se ho accettato di scoparmela, non è solo per inseguire quelle forme vertiginose e quelle labbra di un rosso purissimo, raro fra i maledetti.
No, è anche e soprattutto perché uno come me se ne accorge subito, che non è stupida come sembra. Ha un cuore puro, che mi fa quasi dubitare delle sue ascendenze sanguigne.
Quelle come lei fanno invariabilmente una brutta fine a Drakenhoff: meglio godersele, prima che crepino.

Arianna
La mente si svuota, il corpo si accascia su un fianco. Lei, davanti a me, è meravigliosa come sempre. Mentre mi riempio la faccia del suo profumo, le mie mani si incrociano con le sue, le nostre dita si intrecciano, e i nostri sospiri scorrono all'unisono.
- Lucian, è stato incredibile.
- Lo è sempre, con te. 
Mi guardo attorno, e trovo un'altra immagine di lei, impressa nel quadro in cui la sto dipingendo, nuda, sorridente e nella stessa posizione reclinata in cui si trova ora.
- Dovremmo finirlo, prima o poi.
- Abbiamo tempo, Ari. Staremo assieme per sempre. Tu sei la mia compagna, ora.
Il suo volto si spegne all'improvviso. Ho commesso di nuovo lo stesso errore.
- Finché non morirai di dolore guardandomi invecchiare e morirti davanti.
- Arianna, ti prego, non voglio parlarne...
- Dell'Abbraccio, dici? Non hai detto un attimo fa che vorresti avermi vicino per sempre?
Stringo il lenzuolo per calmarmi. Dannatamente difficile.
- Arianna, questa è una maledizione. Non puoi chiedermi di infliggerla alla persona che amo! Io non l'ho scelta. 
- Beh, io sì. Anch'io ti amo, Lucian, ma ho paura. Questo non è un luogo sicuro, e tenermi qui, umana, è un segno di debolezza. Prima o poi qualcuno te la farà pagare, lo sento. Che sia una questione di onore, un intrigo di potere, o anche invidia. Gli altri vampiri hanno il cuore spento; il tuo, anche se non batte più, è ancora caldo, e ti permette di amare in un modo che per loro non è tollerabile. Dobbiamo andarcene, se non vuoi farlo. Un'artista, un amatore, un uomo buono: non hai posto qui fra i vampiri.
Bussano alla porta. Non aspettavo visite. La stringo forte a me, le dico che mi dispiace, e le lacrime di entrambi iniziano a scorrere sul baldacchino, passando per le nostre spalle.
Poi entrano. Non... Non riesco.
DANNATI...

Il cadavere di una prostituta
- Che razza di taglia c'è sulla mia testa, per indurre una donna ad avvicinarmi, farsi pagare per una notte assieme, e poi puntarmi un coltello alla gola sperando che il coito faccia da distrazione? Non mi distraggo da quella notte. Non mi sono più goduto il minimo piacere della vita. C'è solo vuoto, in me, neanche l'odio o la rabbia. Neppure fare a pezzi la stanza, scaraventandoti in giro come se fossi un sacco di patate, ha risvegliato il minimo sentimento. Che cosa dovrei fare con una puttana come te, dimmi! DIMMELO!
Squarciata a metà. Ma ancora niente, nel mio cuore. Con il ragazzo della settimana scorsa siamo a due. Se non è più un caso isolato, avrò bisogno di aiuto.

Sorella Sara
- Puoi smettere di piangere. Non lo saprà nessuno.
Smettere di piangere, certo. L'amore della mia vita in mano ai Von Carstein, i giorni che trascorrono tra il sonno irrequieto e i turni di guardia in mezzo a un branco di lupi puzzolenti, e questo è il primo momento in cui ho davvero dell'intimità con qualcuno da chissà quanto, e posso sentirmi un pochino più libero. Un pochino più al sicuro, un pochino più vivo, un pochino più io. Mi dispiace vecchia, te le becchi tutte le mie lacrime. Mi dispiace...
- Mi dispiace... 
Mi è scappato anche ad alta voce.
- Non devi, lupo. Sappiamo entrambi che non stai facendo tutto questo per tua volontà. Non ho più i poteri di un tempo, Asuryan mi ha tolto persino la vista, ma io vedo ancora. Riesco ancora a vedere il buono che c'è in te.
I lupi non capirebbero, ma in realtà a guardarla direi che tutto sommato siamo coetanei. Solo perché le cicatrici dell'età io non le mostro sul corpo, non significa che non ce le abbia.
Le accarezzo il volto. Mi guarda, e soffoca una flebile risata. 
- Deve mancarti davvero tanto.
Non sai quanto, santa da strapazzo. Non sai quanto.

Vincil
Saranno venti minuti che non riesce a togliersi dalla bocca quel sorriso languido. Sembra quasi che stia per scoppiarmi a ridere in faccia.
- Hehe, che dire. Un bruto come te che se la fa con gli uomini, questa sì che è stata una bella sorpresa. Chissà cosa ne penserebbe Amelia!
Lo guardo torvo. Non si smentisce mai, ma per essere un ladro, un pappone e un arrampicatore sociale, è sempre stato leale e sincero, oltre che sorprendentemente bello e delicato. A pensarci è strano che questa sia la nostra prima volta.
- E Arianna? Lei lo sapeva?
Ritiro tutto quello che ho detto. Afferro il bastardo per la collottola.
- Non nominarla mai più, Vincil. Non pronunciare il suo nome con la tua bocca sporca. Mai. Più.
- Ehi, ehi, calmo amico, in fondo sei mio ospite. 
Lo lascio andare, abbasso la testa e stringo i pugni.
- Certo che lo sapeva. Sapeva tutto, degli uomini, delle altre donne. Anche lei ha avuto altri amanti, e non mi importava niente, perché quel che c'era tra noi trascendeva tutto il resto. Era un amore universale, di quelli che nascono una volta per secolo e cambiano il mondo. Non l'avrebbe certo intaccato qualcosa di puramente corporeo, per quanto gratificante, come quello che abbiamo fatto io e te stasera. Non riavrò mai più quelle sensazioni, Vincil. le sue mani sul mio corpo, il suo fiato sul collo, la sua voce... Lasciami stare, Vincil.
Per fortuna, lui sa che non lo voglio davvero. Mi appoggia le mani sulle spalle.
- Scusami, Lucian. Tranquillo, va tutto bene.
Mi abbraccia, ma non ho la forza di replicare.
- Senti, veniamo al dunque. Non sei venuto da me per le coccole.
Rimango impietrito per un attimo. Poi raccolgo le forze, e faccio un respiro profondo.
- Il libro di Imothep, Vincil.
- Arrivi tardi, caro, Aonia ti ha preceduto, e avevo poca voglia di morire quel giorno. Ce l'ha lei. A proposito, come diavolo facevi a saperlo?
- Il ghileano, Cavendish. Quello che te l'ha dato. L'Inquisitore che lo accompagnava è quello che si è fatto esplodere col mio castello!
- Tecnicamente non era tuo, il castello...
- Che importa, Vincil! L'hai letto o no il libro? C'è qualcosa che può aiutarmi? Qualcosa per questa maledizione?
- No.
Mi lascio cadere in ginocchio. Vincil mi accarezza la nuca, e realizzo che durante l'amplesso ho avuto un accenno di trasformazione. Mi mordo il labbro, e regredisco del tutto alla forma umana.
- Vedi, Lucian, la nostra maledizione si trasmette col sangue, e ha radici molto, molto antiche. Spezzando questi legami, forse è possibile liberarsi di essa. Del resto, tu ne sei la prova vivente, visto che del vampirismo ti è rimasta solo qualche piccola traccia. Ma la tua condanna, amico mio, non è legata a nessun male antico da estirpare, né ai capricci di un Von Drack del passato. Riguarda solo il tuo corpo. In che modo? Questo purtroppo esula dalle competenze dei necromanti. Ma forse c'è un altro libro che può aiutarti.
Alzo lo sguardo, e passando le dita sul vecchio tomo ne rivelo il titolo, prima nascosto dalla polvere. "Fiabe del Nuhrland".
- Se è uno scherzo, Vincil, lasciati dire che è davvero crudele.
- Non lo è, non lo è per niente. Vedi, il modo in cui lo abbiamo fatto, prima... Tutta quella violenza, quel bisogno di sfogare. Io ho apprezzato, per carità! Ma ti si leggeva in faccia che non godevi davvero, che ti stavi solo liberando di una goccia del mare di veleno che ti porti dentro. Non mi hai scopato come l'avrebbe fatto una persona sana.
Odio sentirmi leggere dentro.
- Dove vuoi arrivare?
- Leggitelo, quel libro. In molte fiabe, gli uomini commettono tremende nefandezze, si trasformano in traditori, omicidi, a volte persino in bestie in senso letterale. Se si salvano, è sempre e solo grazie all'amore. So che è solo una teoria, e che non posso dimostrarlo, ma io credo davvero che se vuoi uscire da quest'incubo, Lucian, devi tornare ad essere l'uomo che eri prima che i Von Carstein ti riducessero in questo stato di subumanità. Devi ritrovare la tua dignità per smettere di essere una bestia. E per trovarla, devi ricominciare ad amare. Perciò, se deve solo e soltanto Arianna a darti questo cazzo di bacio del vero amore, allora tirati su, muovi il culo e lascia questo povero vecchio porco da solo.
Non me lo faccio ripetere due volte.

Brigitta Von Carstein
Era sfinita, sembrava quasi che stesse dormendo. Ho avuto un leggero sussulto, sentendola invece parlare ancora.
- Mi sei mancato tanto.
- A conti fatti, un po' anche tu.
Mi bacia più volte, il collo, la schiena, le spalle.
- Ho apprezzato molto, sappilo.
- Mah, è stato come sempre.
- No, non è vero. Sei freddo, completamente bloccato, si vede lontano un miglio. E hai tutte le ragioni di esserlo. Eppure, così come l'altra volta, ti sei concentrato sul mio piacere più di quanto non abbiano fatto tutti gli altri, da che ho memoria.
Mi giro dal lato opposto del letto. Sempre la stessa storia, ho di nuovo sbagliato a fidarmi. Devo solo sperare di essere al riparo da orecchie indiscrete. Mi prende per mano, mi rigira la testa e mi guarda negli occhi. Eccola che ricomincia.
- Quello che ti hanno fatto è terribile. Anche solo toccare il pelo di lupo sulle tue mani mi mette i brividi, e mi fa odiare profondamente la mia famiglia. Ma sapere il perché, è quello che mi distrugge. Tutto questo solo per aver amato un'umana. Sono stata una stupida. Avrei dovuto capire che mi hai allontanata per questo. Che il tuo cuore apparteneva a un'altra, e che non potevi dirmi il suo nome perché non era un vampiro. Sono stata una stupida. Ti prego...
- Smettila. Non potevi sapere nulla di tutto ciò. E io non te l'avrei mai detto. Poteva finire solo male.
Mi rigiro, ma mi sento picchiettare sulla spalla. Brigitta mi porge un pacchetto.
- Perdonami lo stesso, Lucian. Questo sono riuscito a rubarlo prima che bruciassero casa tua. Aprilo dopo. Buonanotte.
La stretta al cuore che mi provoca abbracciare una donna che mi ama per il mostro che sono, ma il cui affetto non riuscirò mai a ricambiare, è un male forte quasi quanto la solitudine che mi affligge da quando non ho più Arianna.
La guardo andare via e poi, allo stremo delle forze, dopo un tempo che mi sembra un'eternità, apro il pacchetto. C'è dentro un pezzo della tela su cui stavo dipingendo Arianna.
Le lacrime stavolta scorrono piano, senza troppi singhiozzi, la pelliccia scompare, e per la prima volta dopo chissà quanto faccio un sonno un po' più tranquillo.

Non durerà, domani impazzirò di dolore come sempre. Ma se non mi aggrappassi a queste piccole gioie, a queste briciole di condivisione che la vita mi permette ancora di avere, farei il loro gioco. Morirei, o peggio ancora diventerei la bestia di cui loro hanno bisogno per guardarla e sentirsi migliori. Non gli darò questa soddisfazione. A nessun costo.