Sebastiano

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Un giorno un ricco mercante di nome Girolamo, che già aveva famiglia, decise di intingere il suo membro in una povera puttana di Venea. Nove mesi dopo, in una calda giornata estiva, nacque Sebastiano e quel cordone ombelicale che gli stringeva il collo era lì a dimostrargli che la vita era sempre pronta a fotterti. Nonostante questo il ragazzo sopravvisse e crebbe forte; come scherno nei confronti del ricco padre, che mai conobbe, decise di darsi il cognome De Girolami, e quella dannata striscia rossa sul collo, come un nodo al fazzoletto, era sempre lì a ricordargli la lezione più importante che abbia mai imparato: La vita sa solo togliere, se vuoi qualcosa devi prendertelo.

Se da giovane si accontentava di vivere alla giornata, ben presto si rese conto che il suo talento ed il suo carattere potevano fruttargli parecchi soldi; era infatti diventato molto abile a rubare oggetti, talvolta anche di discreto valore, indipendentemente dalle misure di sicurezza lui trovava un modo e, se non c'era un modo, si lasciava aiutare dalla fortuna. Quando raggiunse i 20 anni di età nei bassifondi di Venea tutti conoscevano, almeno di fama, Sebastiano Decimo, la cui firma era sempre il Tarocco numero X: La ruota della Fortuna. Il ragazzo di strada finì per diventare un vero e proprio professionista, nonostante nel suo modus operandi non ci fosse proprio niente di professionale: era un bastardo della peggior specie, si concedeva spesso a piaceri carnali, ma la sola cosa che era in grado di ottenere la sua totale attenzione era il vil denaro.
Per uno come lui fu piuttosto facile essere contattato dalla Piovra, ma uno con la sua indole non è incline a sottostare agli ordini e le cose filarono lisce fino a quando “erano solo soldi”. I problemi insorsero quando “i soldi” erano della persona sbagliata! I Controllori incaricarono infatti Sebastiano di tradire un membro della Piovra e rubargli un particolare artefatto. Il sicario non tardò ad agire, si avvicinò alla vittima e nel giro di pochi mesi riuscì a conquistarne la fiducia, salvo poi piantargli una lama nella gola alla prima occasione. Tuttavia la vera svolta nella vita di Sebastiano fu un mix di cupidigia, superbia e fortuna: arrivato a prendere il fatidico artefatto, scoprì essere un pugnale al cui interno era incastonato un cristallo e non seppe resistere alla tentazione di tenerlo per sé, mandando all'aria i piani dei Controllori; per cui se ne andò con il bottino in mano e lasciando sul cadavere la sua firma usuale. Chiaramente i suoi giorni a Venea erano finiti lì, ben presto ebbe alle calcagna sia i Controllori che la Piovra e velocemente trovò rifugio ad Amor; proprio nella città dei gladiatori la Ruota della Fortuna dette nuovamente ragione a Sebastiano, infatti, appena arrivato, scoprì di un possente gladiatore che stava facendo molti soldi, ma che aveva dei grossi problemi con la malavita locale. Subito si mise all'opera, pagò le persone giuste e fece in modo che il gladiatore diventasse un ricercato, per poi proporgli una via di fuga sotto pagamento. Tramite un vecchio contatto che aveva usato spesso per molte missioni di recupero affidategli dalla Piovra riuscì a salpare verso “non ricordo il nome del continente arabo”, sperando di ripagare la sua fuga con i soldi spillati al gladiatore. Purtroppo, arrivati a destinazione, il gladiatore pagò solo la metà di quanto pattuito, poiché era tutto quello che possedeva, ma una nuova prospettiva si parava di fronte a Sebastiano: era infatti in programma una spedizione sotto pagamento, e un gladiatore nerboruto avrebbe sicuramente aumentato le probabilità di successo...