Estratto n. 3 - La Perla di Solamnia

Mcgray updated 1 year ago
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L’arrivo alla città fu ancora più strabiliante. Occupando una superficie maggiore di sei miglia quadrate, le abitazioni splen-denti di Palanthas si spandevano a macchia d’olio fino al confi-ne col mare. Esse seguivano una forma concentrica, simile ad una ruota di carro: quelle più vicine all’epicentro erano ricche e possedevano più piani, quelle più distanti erano di piccole pro-porzioni e costruite per lo più in legno. La prima parte rappre-sentava la vecchia città, abitata da nobili e ricchi mercanti, e cir-condata da un’ampia cerchia di mura; la seconda era più recen-te e più povera, e restava fuori dalla protezione. Geometria e simmetria erano gli elementi principali che rendevano Palan-thas la più Bella, altrimenti chiamata la Perla di Solamnia.
«Se Palanthas ti lascia a bocca aperta, aspetta di vedere Istar» commentò Auron, sorridendo.
«È davvero impressionante. Quanti abitanti potrà mai avere una città così grande?».
«Tanti, purtroppo. Un concentrato di presuntuosi e arroganti Solamnici. Col tempo forse imparerai a sopportarli».
«Cos’è quella?» gli domandò allora, indicando un alto edificio vicino all’epicentro.
«Vedo che cogli subito il segno. Quella caro mio è la torre dell’Alta Stregoneria di Palanthas, uno dei più potenti e impor-tanti baluardi della magia».
«Ne esistono altri?».
Auron increspò le sopracciglia «Ben cinque ragazzo. Se sei fortunato potrai visitarli tutti. Ora andiamo, c’è ancora molto da fare».
Lasciarono i cavalli fuori dalle mura, così come imponevano le norme cittadine, dopodiché si tuffarono nelle grandi vie pa-lanthiane. La torre era scintillante e svettava sopra ogni tetto. Non faceva certo invidia agli altri edifici circostanti, ma di certo vantava segreti e tesori che nessun altro poteva anche solo im-maginare di possedere. Il materiale con cui era costruita era sta-to ricavato da un unico blocco di marmo bianco, striato di rosso, e servito sia per erigere il cilindro più alto e centrale, che per i due minareti laterali. La cancellata che la circondava era in oro e argento, mentre il bosco folto e rigoglioso cresciuto alle sue radici emanava un’aura misteriosa e austera. “Deve essere av-volto di magia" pensò Hanastar fissando lo strano profilo ricur-vo degli alberi “come del resto deve esserlo l’intera torre. Chis-sà quali oggetti fantastici nasconde nelle sue stanze, quanti ma-ghi si trovavano là, a studiare sopra tomi spessi e ricchi di sape-re o compiere magie immensamente potenti”. Al fascino si so-vrappose presto la tentazione della scoperta, così Auron, che dovette percepire i suoi pensieri, disse prontamente: «Frena la curiosità, Hanastar. Non è là che entreremo oggi». Passarono
quindi di lato all’inferriata, senza varcarne i confini, e raggiun-sero un ampio spazio aperto e circolare: il centro di Palanthas. Su quella piazza si affacciavano gli edifici più importanti della città, come il palazzo del governatore e la biblioteca.
«Dove si trova l’accademia?» chiese al mago
«A nord, vicino al porto, ma non ci andremo subito. Prima dobbiamo incontrare una persona. Seguimi».
Lungo le strade piastrellate di bianco, Hanastar poteva scor-gere numerosi uomini ben vestiti correre lungo e in largo per i viottoli, tuffarsi nella folla e sfrecciare dentro qualche edificio. Erano così immersi nei loro compiti impellenti, che nessuno si fermava per salutare o per riposare su qualche panchina. Sem-bravano alienati, folli, lontani mille miglia da ciò che li circon-dava. Hanastar ignorava il motivo. Gran parte di loro stava con-fluendo nello stesso luogo in cui Auron sembrava diretto: il pa-lazzo del governatore. Se la torre di Palanthas esibiva una certa magnificenza rispetto alle altre strutture, il palazzo la superava di certo in ampiezza e nella ricchezza di dettagli. Costruito anch’esso in marmo bianco, si apriva con due ali laterali, con pareti abbellite di oro e finiture in acciaio. Il tutto era incornicia-to da un elegante giardino ornamentale, al quale si accedeva so-lo tramite un cancello d’acciaio forgiato a immagine e somi-glianza della pianta della città. Superato lo spazio verde passa-rono attraverso un grazioso cortile ricco di statue e di fontane, per poi giungere alla sala d’ingresso.
«Non è tutto così magnifico come sembra» commentò Auron, gettando uno sguardo diffidente ai grandi archi che sormonta-vano la stanza.
«Lo immaginavo».
«In che senso lo immaginavi?».
«È da quando siamo partiti che mi ripetete la stessa cosa».
«Ovvero?».
«Di non credere alle apparenze».
Auron fece una smorfia «È un concetto importante, è giusto che lo ripeta. O pensi che sia pedante?».
Hanastar guardò il mago, senza avere il coraggio di aggiunge-re altro.
«Ecco, hai già imparato un’importante lezione: tacere».
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