Rovine - Gli Eredi di Symbar

Artefici del Fuoco updated 5 months ago
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Benvenuti a Symbaroum, la regione che in tempi antichi era dominata dalla civiltà di Symbar: un Impero progredito nel sapere, nella spiritualità, nelle arti mistiche, un popolo che subì un crollo tanto rapido quanto brutale.

Oggi questo territorio si divide tra la selvaggia Foresta del Davokar e il prospero Regno di Ambria, ma per capire il nostro presente dobbiamo conoscere il nostro passato, che trova radici lontano nel tempo e nelle leggende.

Il mito della caduta di Symbar si è perso nelle selve del Davokar più di mille anni fa, ma le genti che ne fecero parte continuarono a vivere in quelle terre anche dopo la scomparsa di quella florida civiltà. Essi combatterono in quelle lande sempre più oscurate dalla grande Foresta in espansione, finché, con il passare dei secoli, parte di questi uomini migrarono a sud, oltre le montagne dei Titani, e qui fondarono il grande regno di Alberetor. Vissero in pace per molti secoli, ma su di loro incombeva la rovina.

I Signori Oscuri, invidiosi della magnifica Alberetor, la attaccarono con le loro armate di non morti, scatenando presto la controffensiva di Re Ynedar e dando inizio alla Grande Guerra. Fu uno spaventoso conflitto che afflisse il Regno per venti lunghissimi anni, durante i quali caddero migliaia di valorosi. 
I Kohinoor, la casata regnante di Alberetor, richiamarono i vessilli e opposero una strenua resistenza contro l’avanzata delle tenebre finché anche Re Ynedar sacrificò sé stesso per la salvezza del suo popolo. La sua erede, l’adolescente Regina Korinthia, portò avanti l’opera del padre, finché un tradimento non la fece cadere nelle mani del nemico. Nonostante gli innumerevoli tentativi ci vollero due anni perché un templare riuscisse a portare in salvo la sovrana. Così Ella, ispirata dalla volontà di Prios, il Dio Sole, guidò il suo esercito al trionfo sui Signori Oscuri. 
Nonostante la vittoria, la piaga negromantica aveva prosciugato le terre di Alberetor, rendendole inabitabili. Questa sciagura costrinse la Regina a cercare territori adatti alla rinascita del proprio popolo e a questo scopo scelse la terra dei suoi antenati a Nord dei monti Titani, dove andò a reclamare il suo diritto di nascita.

Le terre a Nord non erano rimaste disabitate durante gli ultimi secoli, ma tredici possenti clan Barbari si erano contesi la supremazia sui territori al limitare della foresta. Queste stirpi, forgiate da una landa selvaggia, erano preparate ad affrontare le numerose minacce che la Foresta metteva loro davanti ogni giorno, ma non all’invasione di un nemico da Sud e furono colte alla sprovvista dall’avanzata dell’esercito di Korinthia. Lei inviò le sue truppe, insieme ai primi profughi, soltanto due mesi dopo la sconfitta dei Signori Oscuri. Giunti oltre i Monti i nuovi coloni trovarono i resti dell’antica città di Lindaros, spazzata via dalla furia degli Dei, o almeno così raccontano le leggende. Eleggendo quelle rovine a sua eredità, la Regina mosse guerra ai Barbari del Clan Kadiz, che avevano occupato la città. Dopo un assedio durato solo tre giorni, il Capoclan barbaro si inchinò davanti alla potenza superiore delle forze di Korinthia e l’opera di ricostruzione di Lindaros ebbe inizio; un compito svolto dai prigionieri di guerra e da molti volontari: uomini e donne in fuga dalle regioni morte di Alberetor. 
Dopo la fine della guerra, la Regina Korinthia attese sette anni prima di unirsi al resto dei profughi. Quando lo fece, dichiarò che il suo nuovo reame si sarebbe chiamato Ambria, “la Lucente” e che la nascente capitale, modello di organizzazione, si sarebbe chiamata Yndaros, in onore del padre, l’eroico Re Ynedar. 
Durante i tre anni successivi le armate della regina marciarono sempre più a Nord, conquistando tutto quello che si trovarono davanti, fino a sterminare il clan Jezora, una vittoria che aprì agli Ambriani una via per iniziare a sfruttare le grandi ricchezze della Foresta del Davokar.
In questo periodo il governo della Regina Korinthia si dimostrò crudele ed inflessibile: i barbari disobbedienti vennero giustiziati, confinati o imprigionati dagli esperti e bene equipaggiati soldati di Ambria mentre quelli sottomessi vennero sfruttati come forza lavoro e ridotti in schiavitù. Questi atti scellerati scatenarono l’ira di molti Clan che iniziarono a dimostrare un odio profondo verso gli Ambriani. Solo la guida di Tharaban, l’Alto Capoclan, fu in grado di evitare una guerra aperta. Tuttavia la tregua resistette unicamente fino a che la Chiesa Ambriana del Dio Prios non reclamò come propri i resti di un Tempio del Sole situato sull’altopiano di Karvosti, centro del potere della cultura Barbara. Quando i Clan si rifiutarono di consegnare i loro territori più sacri, l’esercito di Korinthia assediò Karvosti. Nonostante gli Ambriani fossero molto più numerosi furono sconfitti dalle Guardie della Furia, i novantanove invincibili campioni del popolo Barbaro, e dai potenti incantesimi degli Stregoni. I Teurghi di Prios non poterono nulla contro di loro quel giorno, infatti sembrava che la benedizione del loro Dio li avesse abbandonati. L’esercito regio fu costretto a ritirarsi e solo grazie ad un accordo proposto dall’Alto Capoclan fu raggiunto un nuovo equilibrio, ai credenti fu permesso di ricostruire e recarsi in pellegrinaggio all’antico tempio.

Negli stessi anni stava sorgendo una nuova forza che rischiava di alterare la stabilità tra Ambria e i Clan. Uno scaltro avventuriero, sedicente re dei cacciatori di tesori Ambriani, Lasifor Nottefonda, eresse la città di Forte Cardo. La costruzione venne finanziata dalla ricompensa che Lasifor ricevette in cambio di una manciata di Cardi del Crepuscolo, un’erba rara, abbastanza potente da guarire la madre della Regina Korinthia, gravemente malata. Da allora, l’insediamento fortificato del Sindaco Nottefonda ha rivestito il ruolo di rifugio per gli Ambriani intenzionati a esplorare il Davokar, una foresta ricca di risorse naturali e preziosi reperti di antiche civiltà perdute, ma abitata anche da feroci abomini, creature oscure dalle origini soprannaturali e da una schiera di guardiani per nulla disposti a tollerare i danni causati dagli esploratori umani.

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